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Umberto Li Gioi

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Scopre di essere uno scrittore a undici anni, quando un suo tema sulla bellezza del Creato viene ritenuto dall'insegnante opera del padre (insegnante di lettere). Ma, e questo il suo insegnante non poteva saperlo, aveva già scritto una parodia della Divina Commedia.

 

Per lui essere scrittore è tramandare, rendere immortali le piccole e grandi cose con cui entriamo in contatto, anche solo fugacemente. 

Umberto e i suoi Balcani

Umberto ci consiglia la lettura come utile spunto, in un momento (quello dello scoppio della pandemia di Covid) in cui si è trovato ad avere, forzatamente, molto tempo per riflettere.  

Una marina di libri, Palermo, settembre 2021 L'autore Umberto Li Gioi con la responsabile editoriale Gabriella GavioliTione, 11 settembre 2021Tione, 11 settembre 2021San Cataldo (Le), 26 giugno 2021Calimera, 1 febbraio 2020Marsala, 8 febbraio 2020Marsala, 8 febbraio 2020

Il lavoro dello scrittore

  • La mia ispirazione: la notte, alla scrivania del mio studio. O, quando posso, le mura della fortezza del Kalemegdan, a Belgrado.
  • Il luogo di scrittura: il mio studio o, d'estate, la veranda della mia casa al mare.
  • Rituale: Controllo che tutto sia a posto nella stesura e nella stanza, per riprendere il filo interrotto il giorno prima.
  • Mi guidano la penna: il viaggio. E gli incontri casuali e, solo apparentemente, insignificanti.
  • Stagione: inverno ed estate
  • Il giorno perfetto: sveglia presto, colazione al bar e poi immersione nel mio lavoro creativo. Senza però limiti mentali.

Di film, libri e musica...

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Il viaggiatore notturno

di M. Maggiani

Il buio oltre la siepe, di R. Mulligan

My First My Last My Everything, B. White

Colonna sonora della mia giovinezza, delle corse in auto, delle sbronze, degli sballi. Delle notti sotto le stelle con gli amici. E di tutte le pazzie. Avevamo registrato una cassetta dove questa canzone era incisa prima e dopo di ogni altra canzone, per cui finiva e dopo un altro brano "interlocutorio" ricompariva. 

Summer of '69, B. Adams

Canzone di libertà, ricordi e  contestazione che in 3 minuti e mezzo riesce a racchiudere tutto quello che mi ha sempre "agitato" il sangue, capace di darmi una carica senza eguali tra tutte le canzoni che amo. E soprattutto parla di un'estate, stagione nella quale ho sempre ambientato le mie storie, perché amo le storie "vissute" d'estate. Di un'estate e di ricordi legati a essa, di ricordi e di rimpianti.

Vermelho, Garantido

Una canzone che arriva dal Brasile,  dal viaggio più "forte" che ho fatto. Talmente forte che è rimasto l'unico di cui non ho mai raccontato quasi nulla.
Questa canzone mi ha accompagnato nella selva amazzonica, lungo la strada di terra rossa che tagliava in due la foresta. E lungo il Rio delle Amazzoni e i suoi affluenti. L'ascolto spesso perché m'è rimasta dentro, nel cuore. E mi riporta a quelle emozioni.

Good bye my hearth, G. Nannini

Canzone di viaggi e viaggiatori solitari, d'incontri casuali e improvvisi. Di storie che durano un giorno. Mi ha accompagnato in un'altra esperienza molto forte, il mio viaggio solitario in Cile, nel sud del mondo, nella Patagonia cilena, tra fiordi, laghi, vulcani e ghiacciai. Il viaggio più solitario che io abbia mai fatto. E di gente ne ho incontrata... anche se solo per un giorno.

All my loving, The Beatles

 

Una canzone alla quale sono molto legato. Troppo complicato spiegare perché, ma è una storia di tanto, tanto tempo fa. Di quelle cose che durano al solito un giorno. Una canzone che ha la forza di farmi precipitare all'indietro nel tempo nel giro di un istante. Ogni volta che l'ascolto. Ma forse un giorno ci scriverò una storia. Che durerà… un giorno. 

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Kalemegdan, discesa nel labirinto balcanico

Nella notte belgradese prende forma un viaggio iniziatico attraverso i Balcani, emozionante e crudele, realistico e onirico insieme, sul cui sfondo ancora si possono scorgere le macerie fumanti di una guerra mai dimenticata.

Tutto in una notte d’estate trascorsa sulle mura del Kalemegdan quando Robert Dulevski, transfuga della ex Jugoslavia, macedone di nascita,  accetta l’invito di uno sconosciuto che gli chiede di narrargli il suo ultimo viaggio. 

Dai desideri della propria infanzia al terremoto che distrusse Skopje, dal rapporto con i genitori all’abbandono della Macedonia. Fino all’ultimo, surreale incontro con Demetra, una vecchia pittrice greca che instilla in lui, in maniera quasi ipnotica, il desiderio di cercare Jovica, un giovane bosniaco immortalato nel suo ultimo dipinto.

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Eliza, una storia macedone

 

La storia vera della famiglia di Rino, per metà macedone e per metà italiana.
Da cui emergono l’inutilità della guerra e la resistenza del popolo macedone, così come la caparbietà degli Italiani, capaci di far fronte agli eventi più duri.
Una ricerca dolorosa e sofferta, per ritrovare e tramandare quei valori che troppi silenzi avevano finito per offuscare. 


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