Simona Fiori

Paciv Tuke
Sporchi cannibali e ladri di bambini

Ogni cittadino è libero di ammazzare gli zingari impune,
e di levar loro ogni sorta di robbe, di bestiame
e denari che gli trovasse

  (grida milanese del 13 marzo 1663)


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L'incipit...

Bosco Igouza, Altipiano Carsico 1937


I gemelli oscillavano col sostegno di lunghe corde, fissate al palo centrale.
Trapezisti c’erano nati, dal liquido all’aria si può dire, che a terra ci stavano esclusivamente quand’era necessario.
 Li chiamavano gli “angeli azzurri” e loro, nel sentire lo smisurato paragone, chinavano leggermente il capo all’unisono, entrambi di qualche grado a destra, oppure a sinistra.
Timur era davvero azzurro, la pelle sottile era così nivea e irradiata di esili vene che lasciava trasparire un che di patrizio. Capelli blu, occhi neri e larghi come pozze d’inchiostro.
Rem era uguale; solo, più sofferente.
La chioma infatti gli cresceva oltremodo, lunga e indocile, attirata da quel pavimento negato, come se nel suolo fossero racchiuse tutte le gioie della vita.
“Qualcuno vive per diventare come noi… angeli nel cielo,” gli diceva Timur.
Rem però era certo che quell’esistenza, fatta di sacrificio e privazioni, non fosse tutto il desiderabile.
Restarono comunque penzoloni una notte intera, prima che li trovassero. Avevano trentatré anni in due, quando decisero di smettere di respirare.


L’odore era quello della terra fertile, del ginepro legnoso e balsamico, il pelo caldo di un sangue che scorreva fiero e indomato. Aveva un respiro forte, quasi a raschiare l’aria, e zampe poderose, piantate a terra come cipressi. Sembrava un combattente.
Quando Ferdinand aprì gli occhi e se lo trovò davanti, quasi non gli resse il cuore.
“Lutero assassino!”
Strisciò indietro, sulla schiena, come uno scarafaggio che si ritrae dalla luce.
Di fronte a sé una forma gigantesca e mostruosa, ritagliata nel controluce mattutino, oscillava quieta.
Accanto, un’altra sagoma, esile e risoluta.
Il nano era impietrito, immobile nelle intenzioni, traballante nelle tempie.
Tania fece un passo avanti, piccolo ma eloquente, uscendo dalla dimensione oscura del controluce per entrare, questa volta a pieno titolo e in assoluta coscienza, nella stessa dimensione di Monsieur… e in quella dei vivi.
“Ho un orso.” La voce le uscì trasparente, semplice e compiuta.
Al nano, per un attimo, sembrò più prodigioso sentirla parlare che vederla accanto a quella bestia smisurata.
“Oh… per la miseria.”

“Ora posso restare, vero?”                    (p. 43)

(...)

Z Zingaro puro
ZM Zingaro meticcio
ZM1 Metà zingaro e metà tedesco
ZM2 Metà ZM1 e metà tedesco
ZM+ Zingaro più che a metà
ZM- Tedesco più che a metà
NZ Non zingaro1

La Gwenna non era tedesca, quindi a lei fu assegnato solo un triangolo di stoffa nera, l’avrebbe portato al braccio perché fosse nota la sua natura di asociale.
Monsieur fu schedato come ZM+ ed ebbe un triangolo di stoffa marrone perché era tedesco, ma zigano.                                                (p. 114)


(...)

“C’è qualche sarto qui?”
Nessuno osava parlare, avevano tutti paura che la risposta, qualsiasi essa fosse, sarebbe stata quella sbagliata.
E un sarto, perché no, avrebbe potuto rappresentare la nuova razza inferiore.
Ma la Gwenna, in quell’istante, animata da un orgoglio recondito, vide chiaramente davanti a sé il suo armadio. I vestiti che si era cucita con tanta cura e maestria, i pizzi, la seta, le paillettes. Le sue mani curate e paffute che reggevano l’ago, unendo in un sublime sposalizio il verde con l’oro del lampasso, il rosso con l’avorio del taffetà.
La guardia urlò ancora più forte, facendola sobbalzare e lei, quasi senza controllo, sollevò il braccio.
“Io Monsieur, io sono sarta.”
L’uomo in divisa si fece vicino, il suo latrato si ridimensionò.
“Sei italiana?”
Sputò a terra con un certo disprezzo.
“No, Monsieur. Sono franscese. Bretone.”
“Vieni con me.”
La Gwenna si alzò, lo fece in fretta e il sangue le scese tutto nei piedi, una vertigine cercò di sbatterla di nuovo a terra, ma 206 lei decise di resistere come aveva già fatto in passato. Ancora una volta.
Il giorno successivo era il 2 Agosto del 1944. In quella sola notte quasi tremila zingari, gli ultimi sopravvissuti, quelli che avevano suonato e cantato, che avevano condiviso le assi di legno con lei e i suoi amici, vennero condotti al crematorio numero cinque, ignari della loro sorte, ingannati con una razione supplementare di pane e un salamino, furono asfissiati con il gas zyklon B e bruciati nei forni.
Ma la donna barbuta, queste cose, non poteva saperle.                                          pgg. 205-206


Che suono ha questo romanzo?

Se c’è una canzone che ha accompagnato Paciv Tuke, ma ancor prima presagito e annunciato ciò che galleggiava nei miei gorghi-pensieri, è questa.
Il testo e la melodia generano distintamente in me una gamma d’impulsi e passioni che avverto in modo fisico, e si può dire che mi trovo avvolta in qualcosa di fortemente materico.
La gioia di cui parla questo testo, confligge con certe parti del mio libro che assumono un’aria crudele e per nulla allegra, eppure mentre lo scrivevo, non ho mai potuto fare a meno di pensare ai miei personaggi, come a creature piene di luce, spinte sempre da quella “rabbia di amare”, che in qualche modo li salva.
Un po’ come l’andamento di un’altalena dalle lunghe funi, su cui si avverte la precipitazione verso un ignoto che spaventa, dietro le spalle, ma che poi ci lancia di nuovo come proiettili, verso un cielo aperto che che è un respiro nuovo, e una promessa.
Come agli artisti del circo il trapezio perpetuo, così per me, questa canzone.
"                            Simona Fiori
 

Il booktrailer

Il romanzo di Simona Fiori "Paciv Tuke. Sporchi cannibali e ladri di bambini" è dedicato al Porrajmos, il “divoramento” in lingua romanì, lo sterminio di Rom e Sinti durante la Seconda guerra mondiale.
Uno sterminio per cui nessuno ha mai pagato.

L'arabava

Una videolettura del romanzo

Progetto di lettura @a_cup_of_books_
Audiolettura a cura di Paola Martinelli.

 
  • Teatro Astra di Vicenza. Per non dimenticare
    Paciv Tuke a teatro Teatro Astra di Vicenza. Per non dimenticare
  • Debutto a teatro.
    Giornata della Memoria Debutto a teatro.
  • Quale posto migliore per concludere la serata dopo la presentazione di Paciv Tuke?
    Quale posto migliore per concludere la serata dopo la presentazione di Paciv Tuke?
  • Si spengono le luci sul terzo anno di repliche dello spettacolo Paciv Tuke
    Dietro le quinte Si spengono le luci sul terzo anno di repliche dello spettacolo Paciv Tuke
  • Sedotti da personaggi straordinari e cullati dallo stile sognante di questa favola nera
  • Il carrozzone di Monsieur Ferdinand, i gemelli volanti, la Gwenna, Tania e l’orsa Pia.
    Il carrozzone di Monsieur Ferdinand, i gemelli volanti, la Gwenna, Tania e l’orsa Pia.
  • Intrecciate il nostro ricordo con la luce della speranza. Non lasciate che accada di nuovo
    Non più filo spinato Intrecciate il nostro ricordo con la luce della speranza. Non lasciate che accada di nuovo